ATTIVITÀ MUSICALI

Nei pazienti con problemi legati a patologie mentali e fisiche la musicoterapia è di supporto a tutte le altre attività riabilitative svolte all’interno del Centro e comprende la strutturazione di esercizi-gioco che rinforzino le acquisizioni logico-matematiche e verbali conseguite. Si pone, inoltre, l’attenzione sulla dimensione relazionale attraverso l’utilizzo dello strumentario e sulla dimensione emotiva, ponendosi, in particolare, come obiettivo la capacità di raccontarsi, di esprimere le proprie emozioni e di condividere. Si lavora anche sulla dimensione relazionale, focalizzandosi cioè sul potenziamento dell’empatia, dell’attenzione condivisa e della reciprocità. Altro nodo fondamentale è il riconoscimento e il potenziamento delle capacità espressive del paziente, dando cioè valore

creativo alle stereotipie e stimolando i pazienti all’espressione canalizzata, attraverso lo strumentario, e, nel canto, attraverso il coro.

ATTIVITÀ TEATRALI

In questa tipologia di utenza, il teatro spesso non consente ai soggetti reali capacità di discriminazione, di critica e di autocritica nei confronti delle attività svolte e le lascia in balia delle nostre scelte, della nostra onestà professionale, conferendoci un enorme potere.

Come ci poniamo nei loro confronti mentre facciamo teatro? Noi proponiamo “Il gioco dell’attore soggetto”. Un attore, al centro del gruppo, inizia alcuni movimenti; i suoi compagni devono cercare di intuire dove vorrebbe arrivare e disporsi fisicamente in modo da coadiuvarlo, sorreggendolo anche nell’espressione di posizioni e movimenti che egli desidererebbe compiere, ma che mai potrebbe raggiungere senza aiuto. Massima attenzione va posta a non confondere la propria idea con la lettura del desiderio dell’altro e, conseguentemente, a non manipolare l’attore protagonista. Il lavoro introspettivo realizzato permette a ciascuno di guardarsi allo specchio e di far emergere le proprie emozioni, anche quelle – come il pianto – che ad alcuni risultano ignote. “Se riusciamo ad accogliere la questa utenza con le sue particolarità dovute alla loro patologia di base,, siamo pronti a superare ogni tipo di diversità”. È questo il principio da cui deriva l’impegno dell’ideatore del progetto, che ha fatto del teatro una medicina miracolosa . Secondo i riscontri effettuati attraverso gli anni, l’esperienza del teatro favorisce i processi integrativi e di socializzazione dell’utenza del Centro ed ha il potere di liberare la diversità di ognuno di loro, trasformandola in forma di partecipazione anche nella vita di tutti i giorni

ATTIVITÀ ACQUATICHE

L’attività svolta in piscina ha un approccio multidisciplinare che prevede esercizi di acquaticità, utili al recupero motorio, fino alla pratica sportiva e necessari per lo sviluppo di autonomia e di indipendenza. Prima di occuparci della proposta tecnica applicabile in acqua, è importante sottolineare questo aspetto, perché l’attività acquatica con persone disabili non è da considerarsi solo sul piano ricreativo, che pure ha la sua enorme importanza, ma come parte integrante di un progetto complessivo rivolto alla persona svantaggiata. Partendo dalle sue capacità e dalle sue potenzialità, spesso insospettabili senza un’attenta verifica con stimoli adeguati, l’obiettivo che ci si è posti, anche attraverso attività come l’acquaticità, è stato ed è quello di raggiungere il più alto livello di autonomia possibile per ciascuno, favorendo contemporaneamente quel processo, tanto importante per un disabile, che è l’integrazione nel contesto sociale.

Sappiamo anche quanto ciò può essere difficile con persone che presentano gravi carenze a livello psichico ed è qui che emerge l’importanza del contatto corporeo che in acqua diventa, il più delle volte, inevitabile. Naturalmente diverse saranno le modalità o le tecniche, ma invariati resteranno gli obiettivi: autonomia personale, sociale e integrazione. Le capacità apprese e sviluppate, durante l’attività preparatoria negli spogliatoi prima e dopo l’ingresso in acqua, trovano spesso applicazione nelle funzioni relative alla vita quotidiana e di relazione. I risultati migliori con questo lavoro si ottengono lavorando con gruppi di persone che presentano insufficienze mentali lievi o medio-lievi e trisomia 21.

Chi propone l’attività deve essere parte attiva, dimostrando cioè gli esercizi e partecipando ai giochi proposti e deve essere consapevole che, qualsiasi forma di relazione si instauri con gli allievi, questa deve passare attraverso un solido rapporto di fiducia. L’integrazione va intesa come possibilità di integrare i comportamenti dei diversi componenti di un gruppo e di perseguire

autonomia e integrazione. Quando un disabile entra in acqua, subentrano tutte quelle modificazioni di cui si è detto in precedenza. In questa fase sono richiesti l’attenzione e la gradualità necessarie e il rispetto dei tempi di ciascuno nell’affrontare la nuova esperienza, al fine di evitare che una comprensibile ansia si trasformi in una vera e propria fobia dell’acqua, con un conseguente rifiuto che, a volte, può rivelarsi importante.

L’esperienza ha insegnato che proporre quest’attività a persone con problemi psichici, che associavano forme di psicosi o d’autismo anche gravi, ha determinato ottimi risultati. Si sono ridotte molte manifestazioni d’ansia o di vera e propria paura nei confronti del mondo esterno e in alcuni casi sono addirittura scomparse crisi psicotiche con manifestazioni d’aggressività. Le condizioni ambientali giocano un ruolo importante e sono un corollario indispensabile per la nostra attività.

ASSISTENZA RELIGIOSA

Nel Centro, al piano terra, è situata una cappella per il culto cattolico dove, secondo orario stabilito, si svolge la Santa Messa. Al di fuori degli orari stabiliti, il paziente può recarsi in Chiesa qualsiasi volta ne abbia desiderio.

Funzione religiosa: Domenica e Festivi ore 10,00